Blog

La Giurisprudenza della Cassazione: il principio dell’affidamento e la responsabilità per il comportamento imprudente altrui

La Giurisprudenza della Cassazione: il principio dell’affidamento e la responsabilità per il comportamento imprudente altrui

L’utente deve guidare in modo assolutamente prudente e deve preoccuparsi delle possibili irregolarità di comportamento di terze persone, non fidandosi del prossimo.

Le strade sono ormai percorse da una moltitudine di utenti, che guidano non sempre rispettando i limiti e le regole previste dal codice della strada italiano, e che hanno, tra l’altro, spesso conseguito la patente di guida in nazioni geograficamente diverse, che affrontano con sensibilità difformi alcuni importanti temi della sicurezza stradale.

Stando così le cose, anche la Suprema Corte italiana ha ormai più volte stabilito, mediante note pronunce, che la misura della diligenza che si pretende nel campo della circolazione dei veicoli deve essere massima: l’utente deve guidare in modo da prevedere il proprio e altrui rischio.

Recentemente, la Corte di Cassazione, Sezione Quarta Penale, con la Sentenza n. 27350 del 21.06.2013, si è nuovamente pronunciata sul tradizionale ma sempre attuale problema dell’applicabilità del principio di affidamento nell’ambito dei reati colposi commessi per inosservanza di norme sulla circolazione stradale.

Come è noto agli operatori del diritto e del settore delle assicurazioni, il principio di affidamento opera in relazione ad attività pericolose svolte da una pluralità di persone, permettendo a ciascun agente di correttamente confidare e ritenere che il comportamento dell’altro sia conforme alle regole di diligenza, prudenza e perizia.

Così facendo, l’utente della strada, rispettoso in linea di massima delle norme, avrebbe diritto di confidare nel fatto che anche la condotta altrui sia rispettosa, così facendo evitando ab origine il rischio di incorrere in un sinistro.

Tuttavia, l’articolo 140 del codice della strada, prevede che gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione stradale ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale.

Inoltre secondo l’art. 141 cds pone obbligo all’utente di adeguare la velocità alle concrete condizioni della circolazione e di conservare sempre il controllo del veicolo.

I professionisti dello Studio Legale LDS, segnalano come tali disposizioni di per sé dimostrano come sia previsto che chi guida, debba farlo in modo assolutamente prudente, e debba anche preoccuparsi delle possibili irregolarità di comportamento di terze persone, non fidandosi del prossimo.

L’Avv. Federico Lerro, segnala come sia importante la Sentenza della Cassazione Penale n. 27350 del 2013, poiché ha stabilito come La misura della diligenza che si pretende nel campo della circolazione dei veicoli è massima, richiedendosi a ciascun utente, al fine di controbilanciare la intrinseca pericolosità della specifica attività considerata, peraltro assolutamente indispensabile alla vita sociale e sempre più in espansione, una condotta di guida di assoluta prudenza della quale fa parte anche l’obbligo di preoccuparsi della possibili irregolarità di comportamento di terze persone. Il principio dell’affidamento dunque, nello specifico campo della circolazione stradale, trova un opportuno temperamento nell’opposto principio, secondo cui l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente di altri utenti purché rientri nel limite della prevedibilità.”

Il caso all’esame della Cassazione, riguardava una persona ritenuta responsabile di omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla circolazione stradale e condannato alla pena di giustizia e al risarcimento del danno in favore delle parti civili. Si era trattato di un incidente stradale avvenuto in piena notte, tra l’auto condotta dall’imputato e la vettura guidata dalla persona deceduta, essendosi contestato all’imputato di aver attraversato un incrocio regolato da semaforo, con la luce rossa, a velocità eccessiva e in stato di ebbrezza alcolica, venendo in tal modo in collisione con l’auto della persona offesa.

L’imputato si era difeso dinanzi ai Giudici di merito sostenendo che invece fosse stato il veicolo antagonista ad attraversare l’incrocio con il rosso.

Il Giudici, nel condannarlo, avevano stabilito che anche qualora il semaforo avesse favorito l’imputato, la sua condotta di guida risultava comunque colpevole e causativa dell’evento sia per le sue condizioni personali di grave stato di ebbrezza sia per aver proceduto ad una velocità superiore al limite consentito e pericolosa in relazione all’ora notturna e alla presenza dell’incrocio.
Né poteva discriminare la condotta l’eventuale concorso di colpa della persona offesa (per aver attraversato l’incrocio con il semaforo rosso), avendo comunque l’imputato l’obbligo di rispettare le regole e adottare le prescritte cautele, ciò che non aveva fatto per la velocità e lo stato di ebbrezza che gli avevano impedito di rendersi conto tempestivamente del pericolo e di frenare in tempo.

Ed infatti, l’Avv. Federico Lerro ribadisce che la Cassazione nel caso in esame ha confermato la condanna concorsuale riportata dall’imputato nel grado precedente, ritenendo che, con o senza semaforo verde, se avesse prestato la normale e dovuta prudenza nella guida, avrebbe potuto rendersi conto della presenza dell’auto condotta dalla persona offesa ed evitare o contenere l’impatto con la medesima.

Image courtesy of David Castillo Dominici  FreeDigitalPhotos.net